Feb 6, 2015
Trema la politica del Pd viareggino: la candidatura dell’ex sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro si avvicina alla soglia certezza. E di là dal monte se ne sono già accorti e stanno preparando gli scudi di difesa. Si, perché in attacco si sono già dimostrati perdenti. L’ex primo cittadino di Capannori, tesserato al Pd di Lucca, un politico ambizioso quanto basta e che, al pari di Stefano Baccelli, farebbe di tutto pur di mantenere, da qualche parte, una seggiola comoda, starebbe, infatti, abbandonando l’ipotesi di scendere in lizza alle regionali: l’impressione è, secondo alcune indiscrezioni, che sia molto più interessato a giocare la partita viareggina. O forse gliela fanno giocare.
Una candidatura, la sua, che era stata lanciata, provocatoriamente, poco tempo fa, da Rossella Martina del movimento “Viareggio tornerà bellissima” e che pare sia stata piacevolmente accolta dall’ex sindaco di Capannori che sarebbe solo in attesa della proposta del partito. Intanto, si diceva, a Viareggio il Pd cerca di arginare il pericolo sempre più imminente e lo fa con l’assenso del commissario Giuseppe Dati. E’ stata infatti convocata per domani mattina una insolita conferenza stampa da parte di un certo Luca Poletti – chi è costui? – che vorrà, con tutte le probabilità presentare la propria candidatura alla guida di Viareggio sostenuta e supportata sempre da lui, il commissario del Pd viareggino.
Che cosa avrà mai da dire Poletti alla conferenza stampa di domani mattina? Oltre a vantare la nomina di guida della locale Cna, quest’ultimo, infatti, non ha certo un curriculum di cui andare fiero. Poletti infatti, non ne ha avuta vinta una: dieci anni fa era candidato sindaco a Massarosa ed è stato sconfitto da Larini, cinque anni dopo, si è candidato in Regione, non eletto. Ultimamente invece si sarebbe distinto per essersi astenuto sul frazionamento del Polo Nautico. Si sa, però, ed è questo il dato forse più rilevante, che il Poletti in questione è marito di Giancarla Mei, il braccio destro di Dati in questa fase di commissariamento. Niente di nuovo, quindi.
Un altro pasticcio in vista? Non sarebbe il primo, da parte di un partito che a Viareggio ne ha già combinate di cotte e di crude, a partire dai vertici dell’amministrazione comunale. A proposito, Betti cosa ha intenzione di fare visto che è stato sospeso dal partito?
di Silvia Toniolo (la Gazzetta di Viareggio)
Feb 2, 2015
Dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, si sprecano, come è consueto, i commenti politici, molti riguardano il passato di Mattarella, molti mettono l’accento sul presente e sul ruolo di Matteo Renzi.
Io vorrei invece soffermarmi sulla parabola umana di colui che è diventato Presidente della Repubblica.
Una storia che inizia tragicamente, con la morte del fratello, ucciso dalla Mafia: Sergio era lì, insieme alla famiglia. Vedere un fratello ucciso ha aperto una ferita mai rimarginata. E al tempo stesso ha tirato fuori, in quell’uomo dall’aspetto mite, una forza e una determinazione che lo hanno portato a ricoprire incarichi prestigiosi sino ad arrivare ai vertici dello Stato Italiano.
Poi, a distanza di anni, la morte della moglie e la sua vita, ancora più riservata, in una foresteria umile e modesta. Poche ore fa l’attesa dell’esito, insieme alla famiglia, in un clima di trepidante ma composta attesa. E quel viaggio con una Panda grigia…
I suoi primi atti: l’omaggio alle Fosse Ardeatine, la telefonata a Ciampi e la visita a Napolitano, due Presidenti di alto spessore morale e politico.
Così quell’uomo schivo e di poche parole ha pronunciato, standosene in silenzio, parole pesanti come macigni.
Buon lavoro Presidente!
Gen 9, 2015
Kawtar ha dodici anni, due grandi occhi neri che oggi trasmettono inquietudine. Come ogni mattina entra in classe, prende i libri e li sistema sul banchino. Ma sa che oggi sarà una giornata diversa: accanto ai compiti e alle operazioni di matematica si parlerà della Francia, del terrorismo di matrice islamica. I suoi compagni la guarderanno, forse con occhi diversi, lei che in casa legge il Corano e osserva il Ramadam.
Eppure Kawtar si sente uguale agli altri, con Matteo e Giulia condivide la passione per la corsa, con Ilaria e Isabella si reca spesso in giro per le vie del paese.
E’ nata in Italia, è cresciuta in questo Paese, sì d’estate torna in Marocco, ma poi non vede l’ora di tornare a casa, la sua casa.
Quanto sta accadendo in queste ore non c’entra niente con la sua religione, quello è terrorismo e il terrorismo non conosce confini, non si identifica con il colore della pelle.
Ma lei si sente triste, solo i suoi compagni, avvicinandola e trattandola come se niente fosse cambiato, sanno consolarla.
“Io sono ancora una ragazzina – pensa – ma voglio lottare per un mondo migliore, un mondo di pace”. Lo dice ad alta voce, mentre in classe l’insegnante parla dei fatti di queste ore.
Scende una lacrima, non è tristezza, è una lacrima di gioia: oggi quella ragazzina ha capito che dalle piccole cose iniziano le grandi imprese.
E costruire la pace è quanto di più bello e impegnativo si possa fare. Ciascuno nel proprio piccolo mondo.